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“Le migrazioni allargano il concetto di patria oltre i confini materiali e politici,
   facendo patria dell’uomo il mondo”. Beato G.B. Scalabrini

 

Storia della Missione

Gli inizi conosciuti e registrati dalla cronaca risalgono agli anni della seconda guerra mondiale con la presenza fra gli operai italiani deportati a Monaco di P. Giuseppe Zanatta, scalabriniano. In seguito, dal 1950 al 1954, si segnala la presenza di P. Giulio Valentinelli, stimmatino, cappellano delle forze armate statunitensi. Nel 1954 giunse a Monaco il sacerdote piemontese Don Edoardo Borgialli, che diresse la missione degli Italiani fino al 1963, coadiuvato da don Baccanelli. Nel febbraio del ’63 la missione fu affidata ai PP. Scalabriniani. Il primo fu il P. Giuseppe Vigolo (1963-1965), coadiuvato in seguito da P. Mario Nalin e da P. Carlo Campiglia. Il territorio della missione agli inizi si estendeva su tutta la Baviera, eccettuata la Diocesi di Würzburg.

All’inizio, nonostante l’esiguo numero dei missionari, si cercò di essere presenti in tutti i luoghi, dentro o fuori città, dove c’erano concentrazioni di italiani. Già allora superavano, tra Monaco e dintorni, la cifra di 20.000. Molti arrivavano alla stazione ferroviaria, in convogli organizzati a Verona dalla Commissione italo-tedesca. Bisognava essere presenti a Sendling, a Trudering, a Ismaning, a Karlsfeld, a Rosenheim e, almeno una volta al mese, anche a Landshut. In centro città venivano celebrate due Messe domenicali. I primi missionari, costretti a continui spostamenti, sognavano un centro ben attrezzato, in modo da riservare più tempo agli incontri e alle diverse pratiche di assistenza.

Dal 1965 fino al 1974 fu nominato direttore-parroco P. Cesare Fogal coadiuvato negli anni seguenti da molti altri confratelli scalabriniani. Dal 1974 al 1982 la Missione fu affidata a P. Lorenzo Scremin. Erano gli anni della stabilizzazione e dei ricongiungimenti familiari. La Missione pullulava di gruppi e in ogni zona della città e dintorni venivano svolte specifiche attività pastorali. Il lavoro di assistenza, svolto agli inizi dai Missionari, fu assunto dai Patronati e dal Caritas Verband, mentre i Missionari si dedicarono sempre più ai servizi pastorali. A P. Lorenzo successe P. Giancarlo Cordani dal 1982 al 1985 e poi P. Carlo Marzoli dal 1985 al 1993. Negli anni in cui prosperarono sia il Cedom (Centro di documentazione migratoria) come i gruppi giovanili. Dal 1993 si successero nella direzione della Missione P. Pasquale Viglione e poi P. Renato Famengo fino al 2005. Dal 1991 i Padri Scalabriniani assunsero anche la pastorale della vicina parrocchia di St. Andreas, prima con P. Carlo Campiglia e poi con P. Enrico Romanò fino al 2009. Intensa fu in questi anni la collaborazione fra la parrocchia locale e la Missione italiana.

Nel 2006 ritornò a Monaco P. Lorenzo Scremin, il cui compito fu poi assunto nel 2012 da P. Gabriele Parolin. Con la diminuzione dei missionari vennero meno le attività svolte nelle zone periferiche, seguendo anche le direttive diocesane che consigliavano di inserire maggiormente i membri delle comunità emigrate nelle parrocchie locali. Il servizio pastorale si concentrò maggiormente nella sede della Missione, con attività rivolte a gruppi e a singoli, conservando nelle zone periferiche la celebrazione della S. Messa. Nel 2014 la parola “missione” fu sostituita da quella di “comunità” per meglio indicare il legame che ci unisce nella fede e l’appartenenza alla Chiesa locale.

(Note Storiche della Missione cattolica Italiana (file in formato .pdf)

 

 

La comunità Cattolica Italiana è una struttura pastorale della Diocesi di Monaco affidata ai Missionari Scalabriniani dall’anno 1963.

La Chiesa Cattolica, per accompagnare il cammino di fede e la pratica religiosa dei cristiani di origine straniera, ha creato nelle varie chiese locali sparse nel mondo delle parrocchie personali o delle missioni cattoliche linguistiche. Le più diffuse in Europa dall’inizio del secolo XX sono state le missioni cattoliche Italiane, Spagnole, Portoghesi, Croate e Filippine. Esse sono ora denominate Comunità di altra madre lingua per sottolineare la comunione con la Diocesi e dei membri fra loro.